Durante il periodo estivo, il nostro ristorante è aperto  tutti i giorni. Nel periodo invernale, invece, aperto il weekend e aperto su prenotazione per gli altri giorni della settimana


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La nostra cucina

Fino agli anni cinquanta quello del cibo e‘ sempre stato un grosso problema per il paese, soprattutto se c’erano tante bocche da sfamare o se il raccolto non era andato bene; oltre a piatti a base di polenta e maiale si consumavano frittate di gamberetti di fosso, rane, tutti quei piatti che nascevano dal bisogno e dalla possibilità di trovare il prodotto senza spendere soldi.

Dall’acqua venivano anche: “il bisato” da cucinare in umido, “schile e anguele”, pesce piccolo da frittura. Dagli orti prevenivano fagioli, i “capussi”(cavoli) e la zucca che ha risposto alla fame di numerose generazioni.
Il denaro ricavato dalla vendita delle uova serviva per acquistare altri ingredienti come sale, aceto, fichi secchi.

La carne e la gallina apparivano sulle tavole dei poveri solo a Natale e Pasqua o sul piatto di un ammalato, lo testimonia questo proverbio: “Col povereto magna na galina o le malà lu o le malà la galina”.

La cucina era povera, essenziale, il cibo però era una forma simbolica di solidarietà, rappresentava il valore della condivisione: un bicchiere di vino e una pinza si offrivano ai vicini che avevano dato una mano a sfogliare o ad uccidere il maiale, una sporta di patate americane poteva diventare messaggio di partecipazione ad un evento doloroso o lieto.  Oggi tutto ciò è solo un ricordo di chi ha vissuto quei tempi di sacrifici e rinuncie. Mutamenti sostanziali hanno portato il benessere e l'abbondanza dei cibi, a discapito, purtroppo, dei valori e degli ideali.